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Dal ritmo dei consumi al ritmo delle esperienze: it's Covid Time.

Prima il nostro tempo, nelle sue giornate, era scandito dai consumi. Durante (e forse anche dopo?) eccolo ritmato da qualcosa di diverso.

Emozioni. Frustrazioni. Piccoli piaceri. Paure. Ricordi. Ritorni di fiamma. Recuperi di cianfrusaglie. Pulizie inusitate. Cantilene di bambini di quarant’anni fa. Lavoro a distanza. Caffè a casa. E molto altro. Più esperienza e meno consumo.

Prima ce lo ricordiamo tutti.

Benzina alla macchina, biglietto del tram o filobus, e via verso l’ufficio; caffè al bar prima di entrare, perché serviva altro carburante, o l’idea di quel carburante. In pausa un po’ di shopping, o palestra, o magari un corso di inglese in tandem. Di ritorno, la spesa, o invece poca voglia di tornare a casa e allora vai con l’aperitivo! Ehi, ma… e i bambini? Il corso di ginnastica, la danza acrobatica, il clarinetto per principianti, il laboratorio per mini-chef. Dopo cena che si fa? Prenotiamo le prossime vacanze, un week end in una bella e stipata città d’arte, una vacanza studio in Inghilterra per il figlio pre-adolescente e tanto svogliato.

Ok, poi arriva il Covid. Fermi tutti. E fermo tutto.

Qui inizia il durante che oggi, in parte, sembra un po’ passato. Più tempo a disposizione, meno mondo fuori da esplorare, la casa come nuovo terreno di vita, avventura, recupero. Si riscopre il significato di habitat, ci si annoia, e allora si sale in soffitta: chi ritrova le vecchie pagelle della nonna e chi un antico amore. Si ridisegna la campana col gesso sul marciapiede. Si fa il pane a mano, o con la macchinetta. Si piantano fiori, si puliscono gli armadi, si telefona ai vecchi amici. Ci si guarda in faccia ogni giorno, più volte, fin troppo a volte. Si mangia insieme a tutte le ore, o si è soli, a tutte le ore. Si fa, attraverso una serie di piccole e grandi esperienze, un’esperienza di vita mai provata.

E poi qualcosa riparte. Qualcosa, però, è cambiato. Il nostro ritmo è cambiato. Oggi.

I consumi non scandiscono più la nostra giornata, ma solo parti di essa. Un momento magico, questo, in cui non viviamo per consumare, ma consumiamo per vivere. Preferiamo il caffè in casa, ma andiamo al mercatino anche se non ci occorre niente. Non ci occorre niente ma decidiamo che ci manca qualcosa, e allora compriamo un libro o una macchina nuova o ci prendiamo un cane. Facciamo esperienze e consumiamo, quindi consumiamo con esperienza: c’è dell’equilibrio in questo, non si può negarlo.

 

Quanto durerà questo “magico” momento? Sarà un equilibrismo breve e precario sopra il vuoto di un ritorno all’iperconsumismo oppure un nuovo inizio che aziende produttrici, esperti di marketing e teste pensanti della comunicazione dovranno considerare per un rebranding totale dell’offerta?

Più esperienza, meno consumo.

Oggi va così. Sarà bravo chi riuscirà ad indirizzarci, d’ora in poi, al consumo dell’esperienza e non più solo del prodotto tout court.  La sfida è aperta!

Chiara Bacci

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